In vista del prossimo Congresso del Partito Democratico continuiamo la pubblicazione di documenti utili alla comprensione della discussione in atto. Questo è il testo letto dalla dott. Arianna Montorsi lo scorso sabato al Lingotto di Torino. La dott. Montosi ci ha trasmesso il testo e, molto gentilmente, ci ha autorizzato a pubblicarlo.
Gianni Checchi
FAVORIRE LA MERITOCRAZIA E IL RICAMBIO NEL PD
Nel sistema politico italiano –ed in particolare nel centro sinistra– si assiste a un progressivo scollamento della politica dalla societa’, dovuto anche ad un flusso non adeguato di persone competenti e capaci verso la politica. Questo e’ particolarmente preoccupante in un momento in cui il mondo del lavoro e dell’economia chiedono proprio alla politica di funzionare da volano per superare la crisi.
Che cosa serve alla societa’, ed in particolare alla sua componente progressista, per avere una rappresentanza politica adeguata? Uno strumento operativo attento agli interessi della collettivita’ –tradizionalmente identificato nei partiti del centro-sinistra– in grado di affrontare problemi sempre piu’ strutturati e complessi con prontezza, efficienza e lungimiranza. In questo senso una delle qualita’ principali che lo strumento deve avere e’ la adattabilita’. La risposta piu’ elementare che si puo’ dare a questa esigenza e’ il one man show, partito emanazione di una persona. I rischi per la democrazia che ne conseguono sono evidenti, vedi B.
Obama e’ gia’ il superamento di tutto cio’. “I believe in change because I believe in you”: il suo messaggio mette al centro non le proprie convinzioni ed esigenze, ma quelle di tutti noi. E’ l’umanita’ pensata non come singoli individui in contrapposizione, ma come massa di individui in cammino insieme. E’ un pensiero no-global, perche’ il cambiamento della societa’ non avviene se non e’ gia’ presente nei singoli cittadini: l’esperienza del comunismo reale insegna. In questo modo, la dialettica fra pensieri diversi e’ finalizzata principalmente alla individuazione della migliore strategia. Idealmente, e’ l’intera umanita’ in cammino per la propria sopravvivenza, che adegua continuamente la propria strada.
In Italia, noi cittadini siamo pronti per il cambiamento, anzi siamo gia’ cambiati, a differenza di gran parte della nostra rappresentanza politica. Come cambiare anche lo schieramento progressista che ci rappresenta?
i) Coinvolgendo le moltissime persone di grande capacita’ che hanno ignorato la politica, ai fini di elevare la qualita’ delle risposte della politica alle sfide della contemporaneita’. La politica deve diventare l’esempio di come riattivare un paese bloccato, attraverso la meritocrazia. Piu’ meritocrazia implica per esempio meno vecchi nei ruoli di potere e piu’ spazio alle iniziative dei giovani.
ii) Attraverso il confronto continuo sulle idee con la base. La rete si presta benissimo a questo tipo di confronto, e sarebbe opportuno pensare ad una struttura di circoli tematici on-line, piu’ che ai circoli sul territorio. In una societa’ globalizzata, non sono locali la maggior parte dei problemi e delle soluzioni.
iii) Attraverso un ricambio costante della rappresentanza politica. Un sistema politico chiuso in se stesso, in una societa’ dove tutto il resto cambia, non puo’ che nuocere alla societa’.
Un modo semplice anche se parziale di rispondere alle prime tre caratteristiche e’ il ricorso sistematico allo strumento delle primarie per la formazione delle liste. Queste dovrebbero essere istituzionalizzate ad ogni elezione (dalle comunali alle europee), ed essere gestite in maniera indipendente dalla dirigenza del partito, in modo da poter mantenere un buon contatto con il mondo piu’ eterogeneo dei simpatizzanti.
iv) Dotando il partito di una struttura snella: un segretario eletto dalla base del PD, ed un esecutivo da lui scelto. Lo schema si potrebbe ripetere anche a livello locale, e consentirebbe finalmente al partito di parlare ed operare in maniera concorde. Il tutto in un’ottica di efficienza e responsabilita’ delle parti: chi vince e chi perde e’ riconoscibile, e nel secondo caso va a casa.
v) Dotando il partito di meccanismi di controllo indipendenti, con l’obiettivo di controbilanciare il maggior potere dell’esecutivo.
Non mi e’ evidente come questi cambiamenti si possano introdurre a livello di Statuto: sono solo una simpatizzante. Come docente universitaria riconosco pero’ nel tipo di processo –interno ed esterno– che e’ in corso nei confronti del PD delle analogie con quanto sta accadendo nel mondo universitario. Vi sono in entrambi casi gravi responsabilita’ oggettive –soprattutto della classe dirigente– accanto a grandi risorse e grandi potenzialita’. Non e’ saggio ignorare ne’ le une ne’ le altre, ed e’ possibile intraprendere un cammino condiviso di individuazione e superamento dei problemi. Nel caso delle Universita’, un punto che si sta rivelando fondamentale e’ quello della valutazione esterna: finche’ gli Atenei si valutano da soli, si trovano tutti eccellenti. Il PD ha a disposizione un numero enorme di valutatori esterni, che sono i simpatizzanti. Un ricorso sistematico alle primarie e’ in grado di dare una fotografia precisa dei punti di forza e di debolezza del partito, e delle aspirazioni dei suoi elettori, piu’ di molti convegni autoreferenziali. D’altra parte, e’ solo facendo ricorso alle competenze migliori di chi ha scelto di dedicarsi a questo mestiere, la politica, che si possono dare risposte concrete a queste domande.
Puntiamo con calma all’obiettivo delle primarie. Al congresso di ottobre si puo’ appoggiare un segretario che aiuti l’anima nobile del PD ad emergere, e garantisca delle primarie vere nel giro di un anno. Per allora si deve riuscire a costruire un programma di governo condiviso con una squadra competente e un leader visionario. E personalmente credo che il punto cruciale sia la squadra.
Arianna Montorsi