Mentre la difficilissima crisi internazionale, finanziaria ed economica, sta travolgendo le certezze di una società cresciuta all’interno di un quadro incorniciato dal facile accesso al credito;
mentre imprese e famiglie si preparano ad affrontare periodi di recessione che le metteranno in ginocchio;
mentre sempre più pensionati si rivolgono ad enti caritatevoli per arrivare a fine mese;
mentre gli operai vengono messi in cassa integrazione o licenziati;
mentre le nostre piccole imprese si vedono restringere i margini degli affidamenti bancari, con la difficoltà di pagare i mutui per l’acquisto di beni strumentali o finalizzati ad investimenti strutturali;
mentre la scuola pubblica è attaccata dalla controriforma del governo e dalla ministra Gelmini che, ispirata dalla volontà contabile del ministro Tremonti, mina le fondamenta di un sistema che pur tra mille difficoltà rappresenta ancora un elemento fondante del nostro stato sociale;
mentre il governo si appresta a destrutturare lo stato sociale (Libro Verde), invece di rafforzalo ed estendere le tutele ai più deboli;
mentre il presidente del consiglio proclama la propria volontà di voler rimettere mano alla Costituzione, indipendentemente dalla posizione delle opposizioni;
mentre ogni giorno quattro persone che si sono recate sul posto di lavoro non torneranno mai più a casa dalle loro famiglie;
mentre tutto questo accade, qual è il segnale politico che il nostro partito dà al Paese?
Certo, c’è l’azione delle molte donne e uomini che, con serietà e spirito di servizio, lavorano quotidianamente nelle diverse sedi politiche ed istituzionali per dare sostanza al progetto riformista del Partito Democratico; c’è il loro lavoro che è frutto di un impegno a voler continuare il confronto con donne e uomini alle prese con le mille difficoltà che, quotidianamente, vivono sulla propria pelle; c’è il loro lavoro a contatto con persone che lottano con le incertezze non solo del domani ma anche di un drammatico presente.
C’è la nostra ferma volontà di non lasciar morire lo “spirito del 14 ottobre”, il nostro impegno per la nascita di un soggetto politico nuovo, aperto alle “contaminazioni” della società civile.
C’è il nostro impegno, non facile, a definire proposte programmatiche chiare e meno legate ai “politicismi” delle alleanze nate contro e non definite per.
Tuttavia ciò che appare sui mass media da molte, troppe settimane, con l’unica entusiasmante parentesi della grande manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo, sono i dissidi, le contrapposizioni politiche, ma molto più spesso personalistiche, della nostra classe dirigente nazionale.
Il PD nasce mettendo assieme due grandi forze riformiste del nostro paese. I loro militanti hanno vissuto con intensità e a volte con sofferenza, l’abbandono della casa d’appartenenza, ma con ferma volontà a costruirne una nuova che, partendo dall’esperienza dell’ulivo, mirasse a dare al quadro politico nazionale un elemento di chiarezza e di certezza. Superati i primi momenti di mescolanza e spronati dalla scadenza anticipata della passata legislatura, donne e uomini, giovani e meno giovani, hanno imboccato una strada nuova. Una strada intrapresa per creare per le future generazioni nuove prospettive di vita. Un’avventura grande, che solo con coraggio grande può essere affrontata.
Questo coraggio NOI continuiamo ad averlo. La passione che ci ha portato ad affrontare nell’ultimo anno la costituzione del Partito Democratico, noi l’abbiamo ancora.
Continuiamo ad aver la volontà a batterci per le fasce più deboli della società, per le famiglie che faticano e non riescono più ad arrivare alla quarta settimana, per gli operai espulsi dal ciclo produttivo o in cassa integrazione, per i pensionati che sono, insieme ai precari, relegati ai margini della società, per le piccole e medie imprese in difficoltà a definire strategia di investimento, per gli insegnanti e gli studenti delle scuole pubbliche cui si decide di togliere ossigeno, per la tutela dell’ambiente, per la difesa dei diritti, della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per la salvaguardia dei diritti di tutti i diversi; questa volontà ad andare avanti noi continuiamo ad averla.
Alla direzione nazionale del 19 dicembre
chiediamo di continuare a condividere con Noi quello spirito e quella speranza che il Partito Democratico ha suscitato nella fase costituente.
Chiediamo di superare le logiche di appartenenza.
Chiediamo che il pluralismo di posizioni e sensibilità, la diversità di opinioni che sono una ricchezza e un punto di forza per un partito che nasce per unire e fare sintesi “alta” non si trasformi in un conflitto permanente di posizioni cristallizzate che guardano al passato e non la futuro del Partito Democratico.
Chiediamo che gli incarichi politici ed istituzionali che vengono ricoperti vengano assunti e svolti con sobrietà.
Chiediamo, anche alla luce del diffuso malessere dei cittadini e dell’elettorato verso la politica e le istituzioni, evidenziato con le elezioni in Abruzzo, ci si occupi meno della data del congresso e più dei prossimi appuntamenti elettorali; non solo le elezioni europee ma anche del futuro delle amministrazioni dei moltissimi comuni chiamati al voto e dove più presente è il ruolo della politica, dando realmente ai nostri elettori la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti e favorendo un reale ricambio non solo generazionale ma che sia anche portatore di nuove idee e nuovo entusiasmo.
Chiediamo di compiere uno scatto in avanti di fiducia in noi stessi e in quello che, con fatica, abbiamo costruito. Un lavoro che niente ha a che fare con il dibattito, tutto interno, teso a stabilire i pesi dei diversi gruppi e il posizionamento dei vari leaders, ai quali diciamo di smetterla di riempire di sé le pagine dei giornali.
Chiediamo un confronto più stringente con le realtà territoriali.
Chiediamo di stare di più a contatto con le persone, in mezzo agli operai, con gli imprenditori, al fianco degli insegnanti e degli studenti, al fianco delle donne perchè non vengano lese le loro conquiste civili, a difesa delle minoranze di qualunque natura.
Chiediamo, anche fuori dal parlamento, un’opposizione più puntuale, mirata e sintonica.
Chiediamo di continuare a dare sostegno al lavoro che sui territori viene portato avanti dai nostri amministratori.
Dobbiamo fare di più sulla strada della moralizzazione della vita pubblica; il Partito deve intervenire con decisione e determinazione e sulla questione etica e morale (ben diversa e nettamente separata da quella penale) dei nostri amministratori non si può più transigere, le vicende giudiziarie di Firenze, Pescara, Napoli che, drammaticamente, stanno toccando anche il nostro partito ci portano a chiedere con forza di rifondare i motivi di un impegno “pulito” che mette al primo posto la rappresentanza e l’etica della responsabilità.
Chiediamo alle democratiche e ai democratici che rivestono ruoli istituzionali di avere il coraggio di dare segnali che non lascino ombre di dubbio sulle loro scelte amministrative e di non confondere il ruolo istituzionale ricoperto pro tempore in un posto di lavoro a tempo indeterminato.
Chiediamo che ad ogni competizione elettorale e alle primarie non possano partecipare chi è indagato sia per motivi personali che in riferimento ad una funzione pubblica ricoperta.
In un momento grave come questo bisogna dare al paese risposte immediate, certe, nette, ben comprensibili mantenendo gli impegni presi con i nostri elettori.
Questo il PD della Versilia chiede alla direzione nazionale.
Questo pretendiamo dai nostri esponenti nazionali: la serietà, il senso di responsabilità e la convinzione a spendersi per il bene del Partito Democratico, per il bene dell’Italia..
Il segretario Territoriale Il presidente dell’assemblea territoriale
Fabio Balderi Bruna Dini
Viareggio, 17 dicembre 2008